| Critiche | |||
| Marco Züblin | Liana Bortolon | Eros Bellinelli | |
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| Gino Traversi | Antonino De Bono | Mario Monteverdi | Renzo Biasion |
| Giuseppe Biscossa | Rêva Remy | Francesco Travaglia | Vera Prampolini |
I suoi bronzi evidenziano una intelligente e profonda ricerca espressa tramite una figurazione nuova e un dinamismo che potremmo definire ascetico, ottenuti con grande semplicità, sobrietà e sicurezza. In questa nostra epoca dove (senza disconoscere quanto di buono è stato fatto da valenti artisti) insignificanti trovate realizzate sfruttando il lavoro di onesti artigiani vengono considerati capolavori, lopera di questo scultore rappresenta e onora il pensiero e la fatica delluomo. |
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Così, lopera di Bozzolo, offre, nella sua componente "classica", continui richiami a forme ideali; in particolare, nellinsistita verticalità delle sculture, nella vibrante tensione dei corpi, soli o uniti in sinfonie di volumi e di spazi, a voler travalicare i limiti della materia alla ricerca di cosmici connubi... |
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...teste sottili, il portamento fiero e nello stesso tempo dolce, gambe e braccia modellate con affetto, il corpo teso nel movimento o librato nell'aria in un gioco quasi astratto di danza. Le geometrie segrete del rinascimento sono sottintese nelle forme leggere di queste danzatrici e impediscono che la luce le divori. |
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...Pur se nelle sue statue s'avverte che nessuna corrente del nostro tempo gli è sconosciuta e che egli non è estraneo ad alcune essenziali motivazioni di fondo dei grandi movimenti artistici del secolo (l'astrattismo ad esempio), le sue soluzioni sono sempre aldilà di esse, decisamente personali, inconfondibili. |
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Innamorato della musica, della danza, del movimento, Bozzolo esprime nelle sue opere una volontà di chiarezza e di serenità. Le sue giovani adolescenti hanno la grazia e la fragilità che danno ancora più forza espressiva allatteggiamento colto sul vivo. Una spalla, una gamba tesa, una schiena che si stira, delle mani che si giungono, sono disposte con fermezza. Nessun eccesso, nessuna stravaganza. Semplicità. Sobrietà. Sicurezza. Vita. Sete di luce. |
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Ma guardiamo in generale alla sua esperienza creativa e diciamo subito che la scultura di Adriano Bòzzolo è una verità estetica non registrata sui canoni della pedanteria figurativa (Messina) o su quelli della pura ricerca formale (Giacometti) o addirittura della caratterizzazione per suggerimenti (Moore), ma piuttosto tesa a una casta vibrazione dellimmagine modellata, palpitante di sensazioni cangianti e lontano da ambiguità stilistiche. Le soluzioni plastiche di Bòzzolo si propongono così in una certezza ideale di motivi mai subordinati dalla suggestione degli effetti o dalla sudditanza calligrafica del linguaggio, in quanto lartista sa benissimo sfuggire alla tentazione del concitato o del prevedibile, traducendo con sobrietà dimpasti lalta armonia della figura. Lo scultore riesce perciò ammirabilmente innalzare nella snellezza delle forme quasi in una contemplazione en plein-air stupita e innocente, le voci squisite di una bellezza che non ha linsolenza di un messaggio o la provocazione o laggressività della narrazione a tesi, ma lincedere in trepidante serenità di una composizione classica. Se poi osserviamo il risultato, lesito stilistico che ne scaturisce dal modellare di Adriano Bòzzolo, scorgiamo nella semplicità della linea il dato fondamentale del suo colloquio poetico con la materia. Una semplicità che diventa forza espressiva e incisivo elemento di tensione formale dove la figura trova una propria dimensione anche culturale, il suo segmento di congiunzione con quellumanesimo che in Bòzzolo non è un breviario di norme, ma una condizione intellettuale costantemente seguita senza oscillazioni di scuola o dichiarazioni di fede. Ed ecco il ritmo fresco incoraggiante del modello, licastica sollecitazione dei timbri in coerente rapporto con lo spazio, la misurata struttura dellinsieme in riuscita sintesi di movenza e espressione, la seducente eloquenza del linguaggio cadenzato con pochi tratti decisivi: e su tutto gli echi ostinati della passione. Perché nellopera di questo lombardo di antica razza con propensioni ticinesi è il calore che promana da unansia narrativa non dispersa da manierismi ma raffinata da ispirate elaborazioni espressive musicalmente disposte e tese. Le sue danzatrici, adolescenti che si muovono spiritualizzandosi quasi in una gotica invocazione dinfinito, i suoi cavalli caduti avvolti da ingenerosa sorte e che raggiungono livelli di perentorietà formale, i volti umani dove emergono un pensamento ed una interiorità che danno fiamma perenne al modularsi dei caratteri, le stesse pitture in cui una chiarità di figurazione conforta lopera maggiore o i bassi rilievi che illuminano di lancinanti persuasioni le occasioni del racconto e della meditazione e, ancora, quella prepotenza narrativa che si scorge nelle pieghe anche le più remissive di questa testimonianza poetica, sono i termini decisivi per la comprensione inequivocabile di Adriano Bòzzolo. Se la figura non dimentica la tradizione (e perché dovrebbe?), si legge egualmente il segno incisivo e penetrante di un dire per emozioni e dove manca fortunatamente linesorabile e falsa ambiguità di certe esperienze contemporanee che pretendono ironia o polemica dove sarebbe sufficiente sincerità di scrittura. Sono, queste di Bòzzolo emozioni che, rifiutando ogni impassibilità descrittiva nascono da contenuti che si svolgono in una limpida successione di contrappunti e di consolazioni. E una scultura, quindi che nega lesperimento inteso quale propensione verso limprevisto o linutile ed evita di esporsi come pretesto di controversie estetiche prive di modalità sostanziali e improrogabili necessità filologiche per mostrarsi, o meglio, dimostrarsi, invece nella sua ardente liricità ed in una libertà ampia e definitiva che è, questa volta sì, verità morale e dignità culturale. |
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Per Bozzolo, passato attraverso molteplici dolorose esperienze (tuttavia mai approdate nelle sue stagioni artistiche), modellare rappresenta la via liberatoria, catartica, del suo cammino di uomo e artista. E come se egli tendesse su una sofferta realtà un velo fatto di giochi alterni e iterati di immagini consolatorie e la sua opera è più ricca quando quella scorta di mondo primitivo, insieme innocente e magico, diventa contemporaneamente sogno e simbolo, sublimati in una diversa realtà. In Bozzolo il recupero, direi quasi la captazione, di unantica legge di proporzioni e di armonia - come i millenni glie lhanno insegnata - è, a suo modo unastrazione: astrazione da tanta avanguardia e sperimentalismo fini a se stessi. La sua tipologia, per nulla archeologica anche se di alessandrino ha il rapido afferrare di un movimento o di un atto nel suo immediato prodursi, rappresenta una riproposta "umanistica", così poco tentata oggigiorno. Alle maternità, alle danzanti adolescenti di un sicura eleganza ritmica ed esecutiva, lo scultore affida il compito di rendere evidente ciò che di più intimamente consapevole luomo porta con sé: lanelito mai perduto alla poesia, allamore che, per quanto delusi e irrisi, sono i protagonisti della sua opera. |
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